I miei martedì col professore

Accetta ciò che sei in grado di fare; Accetta il passato come tale, senza rinnegarlo o scartarlo; Impara a perdonare a te stesso e agli altri; Non ritenere che sia troppo tardi per impegnarti.

[...] quando tutto questo cominciò, chiesi a me stesso: “Devo ritirarmi dal mondo, come fanno i più, oppure continuare a vivere?” Decisi che avrei continuato a vivere – o almeno a tentare di vivere – come volevo, con dignità, coraggio, senso dell’umorismo, compostezza.”

“Che cosa mi era successo?” chiesi a me stesso. [...] Erano arrivati gli anni Ottanta. Erano arrivati gli anni Novanta. E poi [...]  la pinguedine, la calvizie. Avevo barattato una montagna di sogni per un salario cospicuo e non me n’ero mai accorto. [...] Avevo giornate piene eppure mi sentivo spesso insoddisfatto. Che cosa mi era successo?

[...] la cultura contemporanea non ci fa sentire bene con noi stessi. Insegnamo le cose sbagliate. Si deve essere abbastanza forti per rifiutare modelli di vita che non funzionano. Per crearne di propri. La maggior parte della gente non ci riesce.

La vita è una sorta di tiro alla fune. Vorresti fare una cosa, ma sei costretto a fare qualcos’altro. Qualcosa ti fa male, eppure tu sai che non dovrebbe. Prendi per scontate alcune cose, pur sapendo che non c’è nulla di scontato.

Forse la morte è la grande livellatrice, l’unica grande entità che alla fine costringe perfetti sconosciuti a versare una lacrima sulle sorti reciproche?

La cosa più importante nella vita è imparare a offrire amore e riceverlo, lasciandolo penetrare dentro di noi. [...]  Noi crediamo di non meritare l’amore, temiamo che farlo entrare dentro di noici renda dei rammolliti. Ma un saggio di nome Levine ha detto giustamente: L’amore è l’unico atto razionale.

“Mi concedo un bel pianto, se ne sento il bisogno. Ma poi mi concentro su tutte le cose positive che sono ancora nella mia vita. Sulle persone che vengono a trovarmi. Sulle storie che sentirò. Su di te… se è martedì. Perché noi siamo gente da martedì.”

[...] se non hai l’aiuto, l’amore, l’affetto e le premureche ti offre la famiglia, non hai proprio nulla. L’amore è la cosa più importante. Come disse il grande poeta Auden: Amatevi l’un con l’altro, o perite.

[...] Senza l’amore, siamo uccellidalle ali spezzate.

Qualcuno che non ti perde d’occhio, che ti segue di continuo. Questo è parte di ciò che costituisce una famiglia: non solo affetto, ma far sapere agli altri componenti che c’è qualcuno che sta badando a loro. [...] ciò che io chiamo la sicurezza spirituale – la certezza che la tua famiglia sarà lì a prendersi cura di te. Niente altro te la può dare. Non il denaro, non la fama.

“Quando mi chiedono se avere o no dei figli, io non suggerisco mai cosa fare [...] dico semplicemente: non c’è esperienza come quella di avere figli. Tutto qui. Non esiste sostitutivo. Non è la stessa cosa con un amico. Né con un’amante. Se vuoi provare l’esperienza di essere totalmente responsabile di un altro essere umano, imparare ad amare e a legarti nel modo più profondo, devi avere dei figli.”

“Così, ancora una volta, mi tuffai nel lavoro. Lavoravo perché riuscivo a tenere tutto sotto controllo. Lavoravo perché il lavoro era razionale e rispondeva allo scopo.”

[...] Il distacco non vuol dire che non ti lasci compenetrare dall’esperienza. Al contrario, devi lasciare che ti compenetri completamente. Solo così ci riesci.

Se ti fermi alle emozioni – se non ti lasci la facoltà di attraversarle – non potrai mai raggiungere il distacco, sei troppo preso dalle tue paure. Paura della sofferenza, del dolore. Paura della vulnerabilità implicita nell’amore.  Ma penetrando in queste emozioni, tuffandotici dentro con tutto te stesso le speriemtni appieno, completamente. Conosci cos’è la sofferenza. Conosci cos’è l’amore. Conosci cos’è il dolore. E solo allora puoi dire: D’accordo ho sperimentatoquell’emozione. Ora ho bisogno di staccarmi per un pò da quell’emozione.

“Apri il rubinetto. Lasciati sommergere dall’emozioni. Non ti farà male. Ti sarà solo d’aiuto. Se lasci entrare la paura, se la indossi come una seconda pelle, allora potrai dire a te stesso: Ecco, è solo paura, non devo lasciarle il controllo. La vedo per ciò che è, tutto qui. La stessa cosa per la solitudine: ti lasci andare, fai scorrere le lacrime, la senti nel profondo… però alla fine sei in grado di dire: Lo riconosco, è stato un mio momento di solitudine. Non ho paura di sentirmi solo, ma ora metto la solitudine da parte e so che al mondoci sono altre emozioni, e che proverò anche quelle.”

La verità è che, quando la mamma ci teneva in braccio, ci ninnava, ci carezzava la testa, avremmo voluto che non smettesse mai. Noi tutti in un certo senso abbiamo voglia di tornare a quei giorni, quando eravamo accuditi in tutto e per tutto: amore assoluto, attenzione assoluta. Per la maggior parte di noi non è stato abbastanza [...].

Se la tua vita ha un senso, non vuoi certo tornare indietro, ma proseguire, andare avanti. Vuoi vedere, fare altre cose. Sei ansioso di arrivare a 65 anni. [...] Tutti i giovani dovrebbbero sapere qualcosa. Se continui a lottare sempre contro la vecchiaia, sarai sempre infelice, perché accadrà comunque. [...]

[...] Devi scoprire qual che c’è di buono, di bello, di vero nella tua vita com’è adesso. Guardare indietro ti rende competitivo. E l’età non è un argomento competitivo.

“La verità è che mi sento addosso tutte le età. Ho 3 anni, ne ho 5, poi 37, infine 50. Le ho vissute tutte e so com’è. Mi piace essere un bambino quando sta bene essere bambino. Mi piace essere un vecchio saggio quando sta bene essere un vecchio saggio. Pensa a tutto ciò che posso essere! Posso avere ogni età, fino alla mia. [...]“

Sai come fanno a lavare il cervello alla gente? Ti ripetono qualcosa in continuazione. [...] Possedere delle cose è bello. Avere più denaro è bello. Avere più proprietà è bello. [...] Più è bello. Noi ce lo ripetiamo – e ce lo ripetono – ancora e ancora fino a quando nessuno si preoccupa neanche più di pensare in modo diverso. Il cittadino comune è talmente confuso da tutto questo da non avere più la minima capacità di discernere ciò che davvero è importante.

Non si possono sostituire amore, gentilezza, tenerezza o amicizia con cose materiali.

Devi essere onesto con te stesso. [...] La verità è che non ricavi soddisfazione da quelle cose. Sai che cosa ti gratifica veramente? [...] Offrire agli altri quello che hai da dare. [...] Non parlo del tuo denaro [...] mi riferisco al tuo tempo. Al tuo interesse. Alle storie che mi racconti. [...] Così si comincia a guadagnare il rispetto, offrendo qualcosa che si ha.

Se stai cercando di darti delle arie con chi sta in alto, scordatelo. Ti guarderanno dall’alto in basso comunque. E se stai cercando di darti delle arie con la gente che sta in basso, scordatelo lo stesso. Ti invidieranno e basta. Gli status-symbol non ti porteranno da nessuna parte. Solo un cuore sinceroti permetterà di stare alla pari con tutti.

Fa’ il genere di cose che ti vengono dal cuore. Quando le farai, non ne resterai insoddisfatto, non sarai invidioso; non desidererai le cose altrui. Al contrario, sarai sommerso da quel che ti verrà in cambio.

La gente non ha trovato alcun senso nella propria vita, così corrono di continuo cercandolo. Credono che sarà la prossima auto, la prossima casa, il prossimo lavoro. Poi scoprono che anche quelle cose sono vuote e riprendono a correre.

“Ho imparato questo a proposito del matrimonio [...] Ti mette alla prova. Scopri quello che sei, chi è l’altra personae come potete o non potete adattarvi l’uno all’altro.”

[...] ci sono alcune regole da seguire a proposito dell’amore e del matrimonio. Se non rispetti il tuo partner, avrai un mare di problemi. Se non sai raggiungere un compromesso, avrai un mare di problemi. Se non riesci a parlare apertamente di quel che accade tra voi, avrai un mare di problemi. [...] Dovete avere gli stessi valori. [...] qual è il più importante fra questi [...] ? [...] Che tu sia convinto dell’importanza del tuo matrimonio.

[...] il difetto peggiore di noi esseri umani è la miopia. Non vediamo ciò che potremmo essere. Dovremmo considerare il nostro potenziale, facendo ogni sforzo per giungere a quel che potremmo diventare.

Non abbiamo solo bisogno di perdonare agli altri, [...] abbiamo anche bisogno di perdonare a noi stessi. [...] Per tutto quello che non abbiamo fatto. Quello che avremmo dovuto fare. Non ci si può bloccare a rimpiangere quel che avrebbe dovuto accadere.

[...] Ecco quello che cerchiamo. Una gran pace all’idea di morire. Se sappiamo che, alla fine, troveremo la pace morendo, allora potremo affrontare la vera difficoltà. [...] Riappacificarci con la vita.

Finché riusciremo ad amarci a vicendae a ricordarci il sentimento d’amore che abbiamo provato, potremo morire senza uscire realmente dal mondo. L’amore che si è creato resta qui. I ricordi sono ancora qui. E tu continui a vivere – nei cuori di chi h ai nutrito, educato o commosso su questo pianeta.

I miei martedì col professore, Mitch Albom, BUR Rizzoli febbraio 2009

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